ITINERARIO PER QUARTIERE · SEC. XII – XVIII
La Riva di Dio
Vescovi, frati e un dipinto che ha quasi 800 anni: il lato sacro di Pescia
ITINERARIO PER QUARTIERE · SEC. XII – XVIII
La Riva di Dio
Vescovi, frati e un dipinto che ha quasi 800 anni: il lato sacro di Pescia
INTRODUZIONE ALL’ITINERARIO
Attraversa il ponte sul fiume Pescia e il carattere della città cambia all’istante. Qui, sulla riva sinistra, la città ha sempre parlato un’altra lingua: quella delle chiese, dei conventi, delle confraternite. Cattedrali, oratori e fondazioni mendicanti si addensano in questo lato della città come non fanno altrove. Il gioiello di questo percorso è nella Chiesa di San Francesco: una tavola dipinta nel 1235 — quasi 800 anni fa — che ritrae San Francesco d’Assisi in modo così diretto e vivo da sembrare quasi un ritratto dal vero. Un percorso tra arte sacra, storie di frati e vescovi, e la scoperta di come la religione abbia modellato ogni pietra di questa sponda.
Sequenza delle tappe
1→ La Pala di San Francesco
2→ L’Oratorio di Sant’Antonio Abate
3→ Il Duomo — La Cattedrale di Pescia
LO SAPEVI CHE?
Fermati davanti a questa tavola e considera una cosa: San Francesco d’Assisi è morto nel 1226. Questa pittura è del 1235 — appena nove anni dopo. È uno dei ritratti più antichi del Santo che esistano al mondo, dipinto quando c’erano ancora persone vive che lo avevano conosciuto di persona. Il pittore, Bonaventura Berlinghieri, era di Lucca e aveva uno stile fortemente ispirato all’arte bizantina: le figure rigide, l’oro dello sfondo, la frontalità quasi divina. Ma guarda le scene laterali — i miracoli di Francesco — e vedrai qualcosa di diverso: movimento, umanità, dettagli narrativi vivaci. È come un fumetto medievale che racconta la vita del Santo.
COSA OSSERVARE
Cerca le stimmate di San Francesco — le piaghe sulle mani e sui piedi — rappresentate con un segno netto e preciso. E poi guarda la tavola nel suo insieme: al centro il Santo in posizione regale, ai lati sei episodi della sua vita. Il tutto in una tavolozza di ocra, rosso e blu brillante che dopo quasi 800 anni conserva ancora una vitalità sorprendente.
Prossima tappa: Esci dalla chiesa e gira a sinistra per circa 150 metri: arrivi all’Oratorio di Sant’Antonio Abate, uno dei presidi devozionali più antichi della riva.
LO SAPEVI CHE?
Sant’Antonio Abate è il santo protettore degli animali e, nel Medioevo, era il patrono di un ordine religioso interamente dedicato alla cura di una malattia tremenda: l’ergotismo, detto appunto ‘fuoco di Sant’Antonio’. Gli Antoniani — che fondarono questo oratorio nella seconda metà del Trecento — gestivano ospedali dove curavano i malati con rimedi sorprendentemente moderni per l’epoca. Non a caso, nel 1775 l’oratorio fu inglobato nell’adiacente ospedale dei Santi Cosma e Damiano: la vocazione medica di questo luogo ha quasi 700 anni. Dentro trovi cose sorprendenti: un gruppo ligneo della Deposizione del Cristo che risale al Duecento — più antico dell’oratorio stesso — e affreschi dipinti da Bicci di Lorenzo, un pittore fiorentino molto richiesto nella Toscana del primo Quattrocento.
COSA OSSERVARE
Entra e guarda subito a sinistra, nel transetto: c’è il gruppo ligneo della Deposizione del Cristo, scolpito nel XIII secolo. È una scultura che sembra uscita da un presepe monumentale, con figure dal dolore ancora più intenso per la materia povera — il legno. Poi alza lo sguardo verso l’arco trionfale e l’abside: gli affreschi lì sono di Bicci di Lorenzo, dipinti tra il 1421 e il 1436, e raccontano le storie di Sant’Antonio Abate con colori che hanno mantenuto una sorprendente freschezza. Nel transetto destro cerca invece la Crocifissione di Alessandro Bardelli, del Seicento: nota come lo stile sia cambiato in due secoli — più drammatico, più teatrale.
Prossima tappa: Prosegui ancora per 500 metri: il Duomo di Pescia ti aspetta con i suoi sei secoli di storia stratificata.
LO SAPEVI CHE?
Il Duomo di Pescia è un edificio che non ha mai smesso di cambiare. Costruito come chiesa romanica nel XII secolo, è stato trasformato, ampliato e abbellito per seicento anni. Il campanile che vedi — con quelle bifore eleganti (le finestre divise in due da una colonnina centrale) — è romanico, dell’epoca medievale originaria. L’interno invece è completamente barocco: fu rifatto tra il Seicento e il Settecento. Il motivo? Nel 1726 Pescia diventò sede di una Diocesi — una promozione ecclesiastica importante, ottenuta grazie a Cosimo III de’ Medici — e la vecchia chiesa fu considerata non abbastanza bella e imponente per ospitare un vescovo. Fu quasi completamente ricostruita.
COSA OSSERVARE
Osserva il contrasto tra il campanile medievale (fuori) e l’interno barocco (dentro): sono due edifici diversi per spirito e stile, uniti nello stesso corpo. Nelle cappelle laterali cerca i dipinti: molti sono opera di artisti fiorentini, commissionati appositamente dopo il 1726 per dare alla nuova cattedrale la dignità che si addiceva a una sede episcopale.
Prossima tappa: La Riva del Potere