ITINERARIO PER QUARTIERE · SEC. XIII – XX
La Riva del Potere
Storie di podestà, vicari, mercanti e scultori sul lato laico della città
ITINERARIO PER QUARTIERE · SEC. XIII – XX
La Riva del Potere
Storie di podestà, vicari, mercanti e scultori sul lato laico della città
INTRODUZIONE ALL’ITINERARIO
Immagina di camminare lungo la sponda che per secoli ha ospitato i potenti: i vicari, i giudici, i mercanti che decidevano le sorti di Pescia. Questa è la riva destra del torrente, la riva laica, quella dove si trattava, si contrattava, si governava. Piazza Mazzini è il cuore pulsante del percorso: qui il Palazzo del Vicario — ancora oggi sede del Municipio — ha visto sfilare generazioni di governatori inviati da Firenze. A pochi passi, il medievale Palagio ospita oggi qualcosa di inaspettato: le sculture di un artista locale di fama internazionale. Un percorso di scoperte, curiosità e angoli nascosti che non ti aspetti.
Sequenza delle tappe
1→ Piazza Mazzini e il Palazzo del Vicario
2→ Il Salone degli Stemmi
3→ Il Museo Gipsoteca Andreotti
4→ La Madonna di Piè di Piazza
LO SAPEVI CHE?
Questa piazza era il cuore della vita pubblica medievale: non solo luogo di incontro, ma il posto dove venivano letti i bandi, si tenevano i mercati e si rendeva giustizia. Il Palazzo del Vicario — l’edificio con la facciata imponente — era la sede del governatore inviato da Firenze. Puoi ancora vedere sulle pareti i segni di questo lungo passato: stemmi, iscrizioni, e quel senso di solennità che si respira ancora oggi. Curioso: fino a qualche secolo fa, qui si decideva letteralmente chi aveva ragione e chi torto in ogni lite del territorio.
COSA OSSERVARE
Osserva la facciata del Palazzo del Vicario e immagina i governatori fiorentini che si affacciavano su questa piazza. Fai caso alla forma allungata della piazza: non è un caso, è la forma tipica dei mercati medievali, pensata per far scorrere le bancarelle in fila.
Prossima tappa: Entra nel Palazzo del Vicario: al piano nobile trovi il Salone degli Stemmi, una sala che sembra uscita da un film in costume.
Entra in questa sala e alzа gli occhi: sulle pareti trovi decine di stemmi dipinti o scolpiti, ciascuno appartenente a una famiglia che ha governato Pescia. È come una lista dei presenti su pietra e affresco — ogni scudo racconta un nome, una storia, un periodo storico. Dal 1339, quando Pescia si consegnò volontariamente a Firenze, fino alla fine del Settecento, ogni governatore lasciava qui il suo segno. Scudi con leoni, aquile, bande colorate: era il modo medievale di ‘firmare’ il proprio mandato. Prova a contarli: sono più di quanto pensi!
Cerca lo stemma più antico e quello più elaborato. Nota come i colori — oro, rosso, azzurro — fossero scelti con cura: in un’epoca in cui pochi sapevano leggere, le immagini araldiche erano come un logo aziendale moderno, riconoscibile da tutti.
Prossima tappa: Ridiscendi al piano terra e spostati di poche decine di metri fino a Piazza del Palagio n. 7, dove ti aspetta una sorpresa scultorea.
Pochi sanno che Pescia ha dato i natali a uno scultore di fama europea. Libero Andreotti, nato qui nel 1875, arrivò a esporre a Parigi e a conquistare collezionisti internazionali. La sua Gipsoteca, allestita in un palazzo medievale del 1200, è una delle sorprese più belle della città. Il contrasto è tutto: pietre antiche, volte basse di secoli fa, e dentro figure in gesso e bronzo che sembrano muoversi. Guarda il gruppo ‘La Maternità’: basta un minuscolo spostamento del peso sulla figura per creare una tensione incredibilmente reale. Andreotti aveva imparato da Rodin, il più grande scultore del suo tempo.
Osserva anche il soffitto del palazzo medievale mentre sei dentro: stai guardando l’arte moderna in un contenitore del XIII secolo. Pochi musei al mondo offrono questo dialogo tra epoche.
Prossima tappa: Avvicinati al ponte sul fiumePescia: qui trovi uno degli affreschi votivi più antichi della città.
Questo piccolo oratorio nasconde una storia curiosa. L’affresco della Madonna che si trova oggi all’interno — databile al XV secolo — non nacque qui: stava originariamente collocato su un tabernacolo presso il vicino ponte del Duomo prima della sua traslazione. Nel 1605, per ordine del Granduca Ferdinando I de’ Medici, l’immagine fu staccata e trasferita con grande solennità all’interno dell’oratorio, che fu tutto rinnovato per accoglierla degnamente. Il soffitto ligneo a cassettoni colorati che vedi risale proprio a quell’anno — fu intagliato dal maestro Giovanni Zeti di Pistoia. Al centro del soffitto la Madonna, ai lati San Pietro e San Paolo. La cornice che incornicia l’affresco della Vergine fu dipinta dal bolognese Alessandro Tiarini, pittore di fama che soggiornò a Pescia in quegli anni.
Alza gli occhi al soffitto: è uno dei soffitti lignei a cassettoni più belli della zona, realizzato nel 1609. Poi guarda l’affresco della Madonna — e pensa che quella stessa immagine per secoli ha vegliato sul ponte, esposta alle piene del torrente e alla devozione dei passanti. Osserva infine la facciata esterna: le arcate eleganti ricordano lo stile di Filippo Brunelleschi, e non è un caso — il progetto è attribuito ad Andrea Cavalcanti detto ‘il Buggiano’, allievo e figlio adottivo del grande architetto.
Prossima tappa: La Riva di Dio